Negli ultimi anni la sostenibilità ha cambiato natura: da tema reputazionale è diventata una leva strategica con implicazioni dirette su normativa, accesso alla finanza e posizionamento competitivo. Non è più sufficiente dichiarare impegni ESG è necessario dimostrarli in modo strutturato, continuativo e verificabile da soggetti terzi.
In questo scenario, molte imprese e Pubbliche Amministrazioni si trovano ad affrontare una criticità concreta: gestiscono già attività legate alla sostenibilità, gestione dell’energia, dei rifiuti e analisi ambientali ma faticano a integrarle in un sistema coerente e misurabile nel tempo.
È su questo punto che interviene lo standard SRG 88088:2024, introducendo un approccio che supera la logica della singola iniziativa o della certificazione isolata.
Cos’è lo standard SRG 88088:2024
SRG è l’acronimo di Sustainability, Responsibility and Governance. La norma SRG 88088:24 è stata sviluppata da un Gruppo Tecnico Scientifico e pubblicata dalla Scuola Etica Leonardo, Ente del Terzo Settore, con l’obiettivo di promuovere la cultura della sostenibilità attraverso la certificazione dei sistemi di gestione.
A distinguerla da altri strumenti è il fatto di essere uno schema di certificazione accreditato da Accredia, l’ente italiano di accreditamento, il che ne garantisce la validità e la riconoscibilità istituzionale. L’accreditamento ufficiale è stato formalizzato con la circolare Accredia del maggio 2025. Le certificazioni vengono rilasciate da organismi accreditati secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17021-1, lo standard internazionale di riferimento per gli organismi che certificano sistemi di gestione.
Lo standard si applica a organizzazioni pubbliche e private di qualsiasi dimensione e settore, ed è strutturato attorno alle tre dimensioni ESG.
Il modello, però, colloca in particolar modo la governance al centro del sistema: è la qualità delle decisioni organizzative a determinare, nel tempo, l’efficacia degli impegni ambientali e sociali. SRG 88088:2024 non è quindi un framework di rendicontazione, ma uno strumento di gestione che contribuisce al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU.
Dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità gestita
Uno degli errori più frequenti nei percorsi ESG è partire dalla certificazione senza aver prima costruito una struttura interna adeguata. Il risultato è spesso una sostenibilità “dichiarata” ma non realmente gestita: attività non coordinate tra loro, dati raccolti ma non utilizzati in modo continuativo, difficoltà nel dimostrare risultati concreti e una comunicazione non supportata da evidenze verificabili.
Lo standard SRG 88088:2024 introduce invece un modello che consente di trasformare la sostenibilità in un sistema di gestione integrato nei processi aziendali, strutturato e monitorabile nel tempo.
Come funziona lo standard SRG 88088:2024 gli elementi operativi
A differenza degli approcci centrati esclusivamente sul reporting, lo standard definisce i requisiti per implementare un sistema di gestione della sostenibilità basato su governance, processi e misurazione. I suoi elementi fondanti sono:
- High Level Structure (HLS), che consente l’integrazione con i sistemi ISO già presenti in azienda
- Ciclo Plan-Do-Check-Act (PDCA), a garanzia di monitoraggio e miglioramento continuo
- Indicatori GRI, per la misurazione delle performance ESG
- Principi etici e sociali, che orientano le decisioni organizzative
Questi elementi permettono di passare da un insieme di attività separate a un sistema coerente, auditabile e confrontabile nel tempo.
Il ruolo della governance nei percorsi ESG
Uno degli aspetti più distintivi dello standard SRG 88088 è la centralità attribuita alla governance.
Nella maggior parte dei casi, le organizzazioni non partono da zero: dispongono già di dati, analisi e iniziative legate alla sostenibilità. Il problema è che queste informazioni restano frammentate e difficili da utilizzare a livello decisionale. Senza una governance strutturata, indicatori non confrontabili, responsabilità non definite e dispersione delle informazioni tra funzioni diverse rendono impossibile collegare attività e risultati in modo sistematico.
L’introduzione di un sistema organizzato consente invece di definire ruoli e responsabilità chiare, integrare i dati nei processi decisionali e garantire continuità e coerenza nel tempo. In questo modo, la sostenibilità smette di essere un tema parallelo e diventa parte integrante della gestione aziendale.
Dati ESG: da strumento di rendicontazione a leva decisionale
Un nodo critico nei percorsi ESG riguarda la gestione dei dati. Molte organizzazioni investono in analisi tecniche, come LCA o carbon footprint, ma faticano a trasformarle in strumenti realmente utili al di fuori del momento in cui vengono prodotte.
Attraverso un sistema di gestione strutturato, i dati ESG diventano monitorabili nel tempo e non solo fotografati in un momento specifico, integrati nei processi aziendali e non isolati in un report, verificabili da soggetti terzi e quindi credibili verso il mercato e le istituzioni.
Questo passaggio non migliora solo la qualità delle decisioni interne: rafforza il posizionamento dell’organizzazione nei confronti di stakeholder, clienti e Pubblica Amministrazione.
Certificazione e rating ESG: cosa valutano e a cosa servono
Lo standard SRG 88088:2024 prevede, al termine del percorso, una certificazione rilasciata da ente terzo accreditato e l’assegnazione di un rating di sostenibilità.
Questo strumento consente di rappresentare sinteticamente il livello di maturità ESG raggiunto — ovvero lo stato di avanzamento nel percorso di sostenibilità, non un punto di arrivo, rendendo le performance comprensibili anche a soggetti esterni, e di supportare valutazioni operative legate all’accesso al credito e alla partecipazione a bandi pubblici.
Un approccio come quello previsto dallo standard SRG 88088:2024, inoltre, riduce il rischio di greenwashing collegando ogni dichiarazione a indicatori misurabili, garantendo coerenza tra attività e comunicazione e fornendo evidenze verificabili da terze parti.
Il punto centrale quindi non è ottenere un attestato: è costruire un approccio che renda la sostenibilità misurabile, verificabile e integrata nei processi aziendali. Solo in questo modo può diventare un reale fattore di sviluppo, credibilità e competitività
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